La Notte
di Fassbinder | permalink | racconti
Sono le quattro.
Primi pensieri: ho fame, devo pisciare.
Sensazione d’appagamento e di inquietudine.
Tutto buio, in casa e fuori.
Festival di sveglie, bimbi urlanti, genitori in ritardo, notizie flash del tg5, esploderanno di colpo solo tra qualche ora.
Adesso è pace, pare.
Accendo la prima sigaretta del giorno o l’ultima della notte.
Ho dormito? Se si, quanto?
Ma soprattutto, perché?
Anche stavolta mi sono addormentato tutto vestito.
La bellezza di una maglia "storta" non ha eguali.
Certo cambiarsi le mutande di tanto in tanto aiuterebbe.
Devo capire perché, le cose a cui voglio più bene, sono stranamente tutte accomunate da una macchia di sugo.
Dovrebbero essere così anche gli esseri umani.
Affettuosi e al sugo.
Le storie finiscono 10 secondi dopo essere venuti.
Mentre lo penso mi sento ipocrita, ma solo di pomeriggio, non adesso.
Ne ho voglia e lo preparo.
Ho due macchinette per fare il caffè e sono entrambe da una "tazza".
La solitudine si coglie nelle sfumature.
Mi viene in mente, sai quei programmi in tibbux?
Si, quelli dove tu passeggi e qualcuno ti minaccia con un microfono e ti chiede di rispondere a domande senza senso.
Si lo so che non passeggio, non lo faccio dal ‘56, era per dire.
"Buongiorno oggi siamo a Bergamo e chiediamo alla gente se preferette il presepe o l’albero di Natale".
Ecco io a volte mi sento così, come uno di Bergamo a cui fanno domande sceme … preferette.
Della mia vita non faccio bilanci, ho smesso di avere l’ansia di condividere per forza le cose e se proprio devo pensare alla morte, beh, sarà il medico legale che tirerà le somme.
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