L’Insostenibile Pesantezza Del Dormire
di ArabStrap | permalink | racconti
Non è il dormire in se che non sopporto, ma il fatto che prima o poi bisogna farlo e altrettanto ineluttabilmente, prima o poi ci si debba anche risvegliare.
E’ questa alternanza che mi snerva.
Ogni mattina è come ripartire da zero: uscire forzatamente dal caldo ventre del sogno, liberarsi, con uno sforzo immane, dalla placenta di lana e plaid, acqua gelida per lavarsi via i resti di sangue, liquido amniotico, bava rafferma e detriti della lacrimazione notturna.
Poi ancora freddo, parecchio freddo e una passeggiata lunare, a piedi scalzi, fino alla cucina, con la faccia storta e le gambe anestetizzate, sperando che la prima poppata di caffè ti scuota il cervello.
Una boccata d’aria catramata per liberare i polmoni che fischiano come un mantice, ma il rincoglionimento rimane.
L’attività celebrale di un crash test dummie, l’aspetto di un itterico, la percezione di se di una pallina da ping-pong, vagare lungo percorsi prestabiliti e salvàti in memoria da un mio alter ego più vivace, aspettando che il sangue si decida ad irrorare anche i capillari più profondi, per poter interagire finalmente con quel gran varieté che mi scorre attorno.
Ma quando inizi a ricordare le regole del gioco e senti i pensieri che fluiscono caldi e rapidi, quando gli Shellito iniziano a suonarti anche nello stomaco e senti nel collo la forza dei prigioni, in quel momento ritorna.
Morfeo, figlio di una cagna, cazzo ci fai già qui?
Adesso che iniziavo a prenderci gusto!
Ti accompagnerei a calci sino alle soglie dell’Olimpo, se solo non avessi addosso una strana sensazione, un vago senso di offuscamento, una voglia irrefrenabile di mettermi a dormire.
Fino a domani.
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