18 Feb

Towanda

Le fissavo le spalle, spostavo lo sguardo sulla pancia fissa, poi le mani fisse, le cosce fisse. Non mi andava di guardarla in faccia, perché non avevo mai visto la sua faccia fissa prima d’ora, e penso che quella sarebbe stata l’idea che mi avrebbe turbato di più, a parte tutto il resto, ovviamente.

Avrei voluto toccarla in quel momento, perché non avevo mai avuto tempo prima di sentire di che grana fosse fatta. Pelle dura, non avevo dubbi, pelle che non lascia passare, che riverbera, una pelle vincente.
Quello che c’era sotto, però, lo conoscevo bene, perché era stato anche mio, e naturalmente non avrei svelato mai niente a nessuno, gelosa del suo spirito. Adesso gliel’avrei preso in prestito, l’avrei conservato insieme al mio, e visto che gli spiriti si mescolano, la vita sarebbe stata davvero puttana.

Pensavo a lei che non aveva pensieri. Non aveva vita, e nemmeno sapeva più cosa fosse la vita. Cos’è il dolore, chi sono i beatles, il cacao, la polluzione, cos’è l’amore, cos’è la morte.
E mi convincevo sempre di più che quel funerale fosse il mio, che ancora sapevo che cosa fosse, un funerale.

Con due anime non ero più sola, almeno finché arrivò una vecchia in lacrime, che strappò fuori la mia per qualche minuto.
La vecchia si chiedeva dove andasse a finire il mondo e io le risposi in una bara, così lei grugnì nel fazzoletto ancora più forte. Le dissi che Towanda non era morta per le sigarette, ma che l’aveva uccisa la vita, perché è così che funziona per tutti noi.
Poi le chiesi se avrebbe pianto così tanto se la nostra amica se ne fosse andata, per non tornare, a Katmandu invece che al cimitero, e lei rispose nell’unico modo che conosceva: un borbottio.

Già, continuai, questo è il nostro funerale. Un funerale lo organizza chi rimane per chi rimane. Piangiamo le nostre paure, piangiamo quel che non abbiamo detto, piangiamo perché i se diventano mai più.

E mentre sentivo la verità pugnalarmi alla schiena decisi di andare via, a Katmandu, così nessuno avrebbe mai pianto per me, per loro non sarei mai morta.



Commenti

    18 Febbraio 2008 alle ore 08:58, di giffa

    il mondo che va a finire in un bara mi darà pensieri quest’oggi.

    mi ha preso così, non ci posso far nulla

    18 Febbraio 2008 alle ore 09:35, di FamChinaski

    Un breve appunto.

    Non ho pensato questo post per pubblicarlo, ma solo perchè filosofeggio su diverse temi, compresa la morte.

    Se penso a quando le persone facevano fatica a parlare dl sesso e a quanto il sesso fosse pesante per questo motivo, dico che dovremmo scardinare anche il tabù della morte. Io ci penso, per lo meno, e scrivere questo post è stato terapeutico.

    Poi va be, siete comunque liberi di toccarvi le palle.

    Ilaria

    18 Febbraio 2008 alle ore 10:33, di Lario3

    Bellissimo!!!

    Grazie di cuore per il commento, CIAO!!!

    18 Febbraio 2008 alle ore 11:51, di isher

    … mi piace molto… sa di “poeta maledetto”.

    Ciao “famigliola”

    18 Febbraio 2008 alle ore 13:38, di Modesta

    è vero Ilaria la morte è un tabù… per assurdo solo chi nutre una profonda fede religiosa, di qualsiasi natura essa sia, riesce a parlarne consapevolmente. Altrimenti fa solo paura.

    18 Febbraio 2008 alle ore 14:54, di edi200w

    La morte fa paura perché non si conosce e quindi non se ne parla…bel post davvero.

    18 Febbraio 2008 alle ore 19:20, di sporealvento

    In molte tribù la morte fa parte della vita.

    La paura della morte è indotta in molte società, compresa la nostra.

    Ma secondo me confondiamo paura della morte con paura del dolore e sofferenza, dell’ignoto anche.

    Mia bnonna ha detto: speriamo che per me succeda che un giorno mi sveglio morta!

    18 Febbraio 2008 alle ore 19:53, di PICCHU

    E’ la prima volta che entro in questo blog e ne avevo sentito parlare e bene.Ma le chiacchere non mi piacciono. Quindi ho letto questo come primo post e poi continuerò nella lettura. Trovo le tue parole molto vere, profetice (non vorrei essere banale) e ora penso soprattutto che esistano tante visioni della morte, direttamente proporzionali a quanti visioni della vita abbiamo. Belle parole, complimenti. E piacere. PICCHU

    18 Febbraio 2008 alle ore 22:11, di Luposordo2

    Molto bella, non aggiungo niente per non rovinare il post.

    18 Febbraio 2008 alle ore 22:54, di raffapiccinni

    bisognerebbe saper convivere con una sensibilità così bella.. o forse no, magari mi sbaglio però è proprio bello questo post

    ciao

    raffaella

    19 Febbraio 2008 alle ore 08:36, di 365albe

    Vero, la morte è ancora un tabù e credo che per come è impostata la nostra società lo sarà ancora a lungo. Quello che tutto avrà una fine (almeno per me che sono ateo) è un pensiero che ti costringe a fermarti e a goderti le esperienze e non gli oggetti. Non è molto compatibile con la logica di questo mondo :-(

    19 Febbraio 2008 alle ore 10:35, di evylyn

    Che bel post, toccante e sensibile.

    19 Febbraio 2008 alle ore 10:45, di utente anonimo

    figata

    19 Febbraio 2008 alle ore 12:54, di BunkerU

    Ciao Ilaria, un ciao dal Bunker-u.

    “a cena con bukowsky” potrebbe piacerti come racconto.

    19 Febbraio 2008 alle ore 13:11, di utente anonimo

    Potresti riconsiderare l’idea del trapianto…;)

    Cordialità

    Arab troppo pigro per loggarsi

    19 Febbraio 2008 alle ore 15:06, di dipcadeave

    … mai morta.. e nata?

    19 Febbraio 2008 alle ore 16:20, di Solitaire

    D’altronde la vita è una malattia mortale, no?

    19 Febbraio 2008 alle ore 16:30, di cornersoul

    Mica ovunque, però.

    Nel senso che la morte non è un tabù ovunque.

    Conosco gente che la tratta come un argomento come tanti altri. Ridendone e parlandone serenamente.

    Ci sono cose che fanno molta più paura…

    19 Febbraio 2008 alle ore 18:10, di yersiniapestis

    a me piacciono le feste, dopo la mia cremazione vorrei una bella festa dove si mangia e si beve e si balla!!!

    towandaaa!!!non era la parola usata in pomodori verdi fritti??

    19 Febbraio 2008 alle ore 23:24, di Solitaire

    20 Febbraio 2008 alle ore 13:22, di utente anonimo

    Mizzica “Un funerale lo organizza chi rimane per chi rimane. Piangiamo le nostre paure, piangiamo quel che non abbiamo detto, piangiamo perché i se diventano mai più.”

    20 Febbraio 2008 alle ore 18:35, di Testuda

    che bello Ila. non mi tocco la tetta,anche perchè la sinistra è quella + piccola…

    20 Febbraio 2008 alle ore 18:49, di Anachondita

    MA lo sai che tempo fa ho scritto di un funerale ambientato proprio a Katmandù??? Sottile… Besos. Anac

    20 Febbraio 2008 alle ore 19:04, di FamChinaski

    Mi fa piacere che a qualcuno questo post sia piaciuto. L’ho scritto di getto, riletto una volta sola, e capisco che non è facile comprendere i pensieri poco organizzati che non ci appartengono. Perciò forse chi li comprende mi è affine.

    Un saluto funesto ma felice e un bacio a Testuda,

    Sempre SUL FONDO,

    Ilaria

    21 Febbraio 2008 alle ore 15:56, di violadive

    wow! semplicemente wow!

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